PERSONE E PERSONAGGI
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Di animo buono, disponibile e di grande
vena poetica. Grazie a lui e ai suoi scritti si tramandano i valori della poesia e della lingua sarda. Ringrazio di cuore, la moglie e i figli che mi hanno concesso la pubblicazione del materiale a lui relativo. |
Bainzu
Truddaiu- Chiaramonti (1921-2001) |
Dedito al lavoro e alla famiglia non disdegnava l'altro
grande amore che era la poesia. Attraverso le rime ha rinnovato l'amore per la sua terra e
analizzata ogni altra situazione del vivere umano che fosse di gioia o grido di dolore.
Vincitore di numerosi premi la sua opera si annovera tra i principali autori della poesia
sarda. .
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Peppa e G.Gavino mi hanno messo a disposizione "una piccola parte" della produzione de Tiu Ainzu al quale ero molto legato. Al momento pubblico qualche poesia, e in particolare una dedicata negli anni novanta ai diversamente abili. L'autore è come dire, condizionato dal luogo comune e dall'idea molto diffusa nel tempo passato, " de su malaidu in domo", il quale doveva, si, essere tenuto dignitosamente ma, il più delle volte dentro casa, "nascosto". In parte egli ricalca questa idea mostrandosi sensibile perchè anche "loro" abbiano almeno di che cibarsi. Non tralascia però l'aspetto individuale della "persona" quando la loro fantasia e l'amore degli altri riesce a far prendere loro il volo.
| Pensemus
puru a sos andicapados Amigos mios caros e amados, ma calchi 'olta a sos andicappados pensemus puru. ca nos sunu frades a cando isto e a cando istades? Bi nd'hat pius de unu chi sa vida s'una pius de s'attera affliggida! Bi nd'hat chi gai nados sunu tristos e cantu campan restan sempre pistos! Poveros innozzentes! Males mannos fit istada sa morte pius bella de gai e senz'affannos!!! E tando amados tantu amigos mios, a sos chi dolorosa sentin sa vida cantu imbaran bios? Bi nd'hat sèzzidos meda in carrozzella no ischin mancu cando est die bella! Lastimas de pizzinnos e pizzinnas cantos male fadados tue ti ninnas!!! Milli dulches chimeras de consolu solu in mente insoro lean bolu ... ! Ma boltas meda su pastu in biancu calchi soddu lis demus a su mancu. Non potendelis dare vida amena hapan pro viver a bentre piena!!! Pro finis. mente mia. firma e pasa: pro animas chi ch'hada
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Mi onora molto il fatto che dedicò a me e mia moglie Pierina questa poesia che, (sa benedissione a sos cojuados noos), un usanza molto antica, , e che mia madre ci lesse uscendo di casa, prima di recarci in chiesa a contrarre matrimonio.
A chent'annos a chent'annos.
La figlia Peppa contribuisce a tenere viva la passione di "Tiu
Ainzeddu" diffondendo i suoi scritti.
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| BELLESAS DE SARDIGNA (sos campos in beranu) Ite bellu in beranu essire in giru De fiores campinos
s'ortu est pintu Logu delissiosu e de incantu Terra de sardos, funtana e tesoro Ah, terra mia de candore estida Mattulos de trovozos fioridos Terra 'e mannos nostros, cantos brios Ah, si bonu poete fia istadu Ma si no poto fagher poesia |
![]() Ite bellu in beranu essire in giru a ue est s'ama ispalta in sa costera, cando canes giannittan fattu a fera
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BAINZU
TRUDDAJU, BOGHE MANNA E ZARAMONTE E DE BALDEDU
Cantas
boltas in sonnu tapo idu
e
tido dogni tantu, Aldedu caru,
pulidu
in sos chizolos, nettu e giaru
comente
unabrile fioridu...
Sardegna
terra di poesia. Quasi che le immense distese e labitudine a misurarsi
quotidianamente con la natura e a carpirne (con fatica) gli stentati frutti, risveglino
negli uomini una capacità straordinaria di meditazione e di introspezione. E questo è
vero (o è stato vero) per quasi tutte le contrade dellIsola. La poesia è un
denominatore comune che lega ed appiana tutte le diversità. Di mentalità, di linguaggio,
di usi e consuetudini.
Ma
questo è profondamente vero, soprattutto, per larea logudorese e dellAnglona,
che vantano nomi illustri che la memoria degli uomini ricorda e tramanda nel tempo.
Unabitudine che risente dellavanzare inesorabile della modernità molto meno
di altri settori della vita della nostra comunità di Sardi.
Chiaramonti è terra collinare e spesso impervia, ricca di boschi, con alle spalle un passato di storia e di tradizioni, ancora leggibili come un libro aperto sui muri delle case del suo centro antico e dei carruggi, che si snodano ai piedi dei resti del castello dei Doria. Chiaramonti, aldilà dellattuale momento di difficoltà che non è solo suo, ma di tutta leconomia tradizionale interna della Sardegna, ha certamente conosciuto tempi migliori e senzaltro più esaltanti, incidendo in maniera non marginale nella cultura isolana.
La poesia in particolare, e loralità, hanno qui trovato un ambiente fertile e aperto. Numerosi i cultori della musa, alcuni dei quali hanno poi raggiunto una notorietà che travalica di gran lunga i confini comunali. Altri, non molti però, hanno lasciato forte impronta di sé addirittura oltre mare.
Qui
nacque nel 1921, nella contrada rurale denominata Baldedu, il
poetacontadino Bainzu Truddaju. Uno dei più significativi esponenti del mondo
poetico sardo, vissuto a cavallo tra loralità e la poesia a taulinu.
Una voce genuina che si è sempre distinta per coerenza e per originalità, senza mai
ripudiare quel mondo che lo aveva generato e alimentato nei tempi della fin troppo breve
infanzia e quindi maturato, anzi tempo, nellimpegno lavorativo della campagna e
nelle assolate solitudini di Baldedu, la cussorgia di famiglia.
La
vena poetica di tiu Ainzu, in lui innata e fertile, prese ulteriore
impulso dallascolto delle gare in piazza di poesia improvvisata, allora in auge e
dallapprendimento delle più belle ottave cantate sui palchi dai più
noti cantadores. Nel milleottocentonovantasei, infatti, la gara poetica in
sardo si fece occasione di pubblico confronto tra i cultori di quella che fu unarte
antichissima, fino ad allora relegata a cuiles, magasinos e domos in festa pro affidos
e battijamos.
La
poesia improvvisata affonda le sue radici nel passato classico e non è solo una
caratteristica della Sardegna, ma di tutto il mondo. Qui da noi, però, la pratica della
poesia orale ha raggiunto - in certi periodi - livelli di grande attesa e ampia diffusione
popolare. Tantè che molta gente ricorda ancora a memoria, e cita, le ottave de
sos mazores, cioè dei poeti che si sono distinti per la loro abilità nel comporre e
cantare a bolu le loro rime sugli argomenti più disparati, a tema libero o a tema
imposto. La poesia estemporanea, che la critica ufficiale ha spesso sottovalutato, si è
caratterizzata come una branca importante dellarte poetica e siamo ancora oggi di
fronte ad una decisa e rinnovata presa di coscienza dellinteresse, non solo
letterario, che essa ha rivestito nella cultura popolare.
Nella
gara poetica, infatti, ogni concorrente è allo stesso tempo poeta, cantante e attore. Lo
sviluppo degli argomenti passa dai sentimenti più alti e profondi al vivere quotidiano,
ai grandi temi universali che sono gli interrogativi di ogni essere umano. Talvolta, anzi
per lo più, i protagonisti non risparmiano, in linea con la tradizione di questo
spettacolo di autentico teatro popolare, le schermaglie verbali e le reciproche
punzecchiature.
Dalle
allusioni ironiche iniziali, alle garbate provocazioni poi ed ai classici colpi di punta,
piatto e fendente, talvolta conditi di sana cattiveria, ma più spesso signorilmente
mirati, il passo è breve.
Il
tutto, naturalmente, nell'assoluto rispetto della rima, della metrica, dei modelli poetici
più seguiti, del canto e del buon gusto.
La
diffusione delle gare in tutta la Sardegna divenne ben presto uno degli spettacoli più
richiesti nel contorno dei festeggiamenti delle tradizionali sagre paesane. La gente si
trasferiva in massa in piazza, sotto i palchi dei poeti ormai beniamini delle folle,
portandosi le seggiole da casa. Gli argomenti e le ottave venivano trascritti con la
tecnica dei due scrivani e del verso alternato, per essere comunque registrati nella
memoria popolare, in assenza del magnetofono. Molte persone, peraltro, erano in grado di
mandare a memoria decine e decine di ottave e di ripeterle con il ritmo cantilenante de
sos traggios di ognuno dei protagonisti.
Per
un periodo lungo e imprecisato del dopoguerra, Bainzu Truddaju si misurò, con buon
successo, con molti degli improvisadores che andavano allora per la maggiore.
Nel
frattempo però, altri contesti e altre esperienze si affacciavano allorizzonte
della poesia sarda. Nel 1949 il poeta Anzeleddu Ettori di Bonorva fondava la rivista
letteraria SIschiglia, sulla quale in breve apparvero le composizioni
a taulinu dei cultori della poesia in limba. Bainzu Truddaju fu
assiduo e valido collaboratore della rivista, ed ebbe così loccasione di
confrontarsi e di fare conoscenza con altri poeti-contadini di tutta la Sardegna, tra i
quali particolare amicizia ed affetto dedicò al pattadese Antoni Palitta e ai due
nughedesi Foricu Seche e Sevadore Corveddu Grolle.
Nel
cinquantasei si registra la nascita del Premio di Poesia Sarda Città di Ozieri.
In quei primi anni del dopoguerra, vissuti tra privazioni, sacrifici e speranze, si
affacciò lidea che un Premio Letterario in limba sarda potesse contribuire
non poco alla rinascita culturale della Sardegna tutta.
Erano
tempi in cui parlare e soprattutto scrivere in sardo non erano considerate attività
qualificanti, e non solo a livello di società organizzata: anche gli intellettuali
dell'epoca erano compiutamente contrari a dare dignità letteraria ad una lingua da
trattare, al di più, alla stregua di un dialetto. E poi, ancora, muri e contrade
risuonavano dell'eco dellimperativo Parla italiano! del discusso
ventennio fascista.
La
risposta massiccia allappello del fondatore Tonino Ledda da parte dei poeti di tutta
l'Isola, e anche dai luoghi dellemigrazione, fece intuire quanto fosse grande
linteresse a far sentire la propria voce intima da parte di un popolo legato alla
poesia da sempre.
Contadini,
pastori, operai, artigiani... Qualche raro acculturato. Per la maggior parte,
però, fautori e ostinati difensori di una tradizione poetica legata alloralità e
ai modelli del passato, ormai superati e inattuali. I fasti dei poeti improvvisatori, che
avevano avuto grande notorietà in tutta la Sardegna esercitavano ancora un irresistibile
richiamo per i rimatori ad oltranza. Che però iniziavano a dare maggior peso e credito
anche al componimento a taulinu, fino ad allora tenuto in scarsa o nulla
considerazione e relegato ad attività poetica secondaria e di qualità inferiore da parte
dellopinione comune.
Bainzu
Truddaju partecipò allOzieri con una certa frequenza. Nel 1974, nella
Sezione Narrativa, conseguì il 1° Premio con il racconto Disamistades
antigas. Lanno successivo bissò il successo con il racconto Su codice
sardu.
Nel
periodo immediatamente seguente e fino a tutti gli anni novanta, tiu
Ainzu partecipò a vari concorsi letterari nati sulla scia
dellOzieri, ricevendo costante apprezzamento e lusinghieri successi.
E straordinario come unalta percentuale di poeti, nella vita, facesse lartigiano, più raramente il pastore o il contadino. Numerosi e agguerriti i fabbri, ma anche i falegnami e gli ebanisti-intagliatori erano ben rappresentati. Bainzu Truddaju era un coltivatore della terra. Proprio come nel coltivare la sua vena poetica, fu attento ad utilizzare sempre toni semplici e di alta e squisita umanità, cogliendo però con estrema abilità i più succosi frutti della sua sensibile ispirazione. Il suo paese e le vicende quotidiane, la famiglia, il lavoro, la religiosità, lamicizia, la natura, la vita, la bellezza, lamore, la maternità, la morte. Temi cari al poeta, sempre trattati con misura e con un sottofondo di tenerezza che era proprio del carattere di tiu Ainzu, allo stesso tempo umile e gentile con tutti i suoi interlocutori. La sua poesia, che a tratti viene espressa in versi liberi, è però ispirata e fortemente influenzata e caratterizzata dai canoni della tradizione e della poesia orale, di cui il poeta era buon cultore ed estimatore.
Dalla sua Baldedu, che gli consentiva un contatto quotidiano con la natura, sviluppò i temi di una poesia dolce e malinconica, quella più nota e pubblicata. Ma sapeva anche essere pungente e satirico, alloccorrenza, e sferzare impietosamente i difetti di qualche compaesano troppo ammanicato col potere o con la politica. Questaspetto è meno noto. Così, pure, tiu Ainzu, era pervaso dalla dote di una ironia pacata ed affettuosa, come dimostrano alcuni lavori.
Un esempio di questa allegra bonomia è
la poesia con la quale tiu Ainzu ottenne il premio Remundu
Piras alla prima edizione del Premio Romangia, nel 1978:
SU BALLITTU CADENZADU
Su ballittu cadenzadu/ ballade, comare
mia:/ milli grascias dare dia/ a chie lhat inventadu.
Ischirighìa! Comare/ no nde tenzedas
birgonza,/ ca preideru cun monza/ custu lu poden ballare!/ No est ballu e
matta pare,/ est ballu chena peccadu!/ Santos lhan haer balladu/ cando fin in
custu mundu./ Millu, mi su ballu tundu,/ su ballittu cadenzadu./ Tundu su
ballu, perdeu!/ che-i sarzola e su trigu!/ Millu mi su ballu
antigu/ chi balleit giaju meu,/ pro render grascias a Deu/ e cun giaja in cumpagnia!/
Custa sì chest poesia/ de santiga zente onesta!/ Custa sì chest sarda
festa:/ ballade, comare mia!/ Senza irgonza peruna/ ballade, giovanas bellas!/ Goi ballan
sas istellas/ subra sarzola e sa luna;/ goi ballat sa fortuna/ cun coas de
fantasia!/ Ajò, bella, ischirighìa!/ Che cando fimus minores/ ballemus. A sos mazores/
milli grascias dare dia./ Custu motu, risu e paghe/ de sonestade est baldoria:/ goi
sa zente antigoria/ balleit in su nuraghe./ Custu santu faghe-faghe/ pro sos frutts de
saradu,/ pro tusorzu e porchinadu/ beniat postu in parùsu./ Da-e su ballu e
su fusu/ lu ten haer inventadu?
Nel 1992 pubblica, per i tipi di TAIM di Cagliari e a cura di Gavino Maieli, il suo unico libro Rosas e ispinas de Baldedu, nel quale raccoglie settantaquattro poesie e cinquantasei sonetti, scelti tra le migliaia di composizioni ancora inedite. Nella copia donata alla biblioteca del suo paese, il poeta, già avanti negli anni, riporta con scrittura appena incerta, una dedica:
A sa Biblioteca de idda mia.
Frades, leggide sos iscrittos mios
chi cun umilidade si presentan
e gai issos bos
ammentan
de cando fia coronadu e brios.
Bainzu Truddaju, cun totta sistima.
Giulio Paulis, nella prefazione, sottolinea che ... E la poesia perciò il mezzo col quale i sardi attuano una sorta di Resistenza allassalto portato dallesterno al loro patrimonio linguistico. Testimonianza di ciò è il gran numero di autori che si cimenta in questa forma di espressione, in diretta continuità peraltro con una tradizione poetica orale che ha sempre rappresentato il riferimento più importante dellintera cultura sarda. E a questi lavori che bisogna rifarsi quindi non solo per far conoscere, ma per approfondire e salvare la tradizione linguistica sarda.
Bainzu Truddaju, con Rosas e ispinas de Baldedu, dà il suo prezioso contributo in questo senso, sia per la ricchezza linguistica dei suoi versi, che offrono allo studioso materiali di lavoro e di ricerca interessanti, sia perché, rappresentando una Sardegna reale nei suoi umori agro-pastorali, egli si pone in rapporto di continuità con la tradizione poetica sarda, aiutando a comprenderla e a riconoscerla, e proponendo nel contempo valori culturali e popolari che possono essere anche punto di partenza verso la modernità e il nuovo...
Gavino Maieli, il curatore dellopera, nella sua presentazione, rimarca la statura del poeta: Gavino Bainzu Truddaju è sicuramente una delle figure più rappresentative della poesia popolare in lingua sarda della seconda metà del secolo scorso. Cresciuto poeticamente alla scuola di SIschiglia, ... è lultimo esponente di quella schiera di poeti che ha consentito una crescita poderosa della poesia in lingua sarda, rendendo possibile un felice passaggio dalla poesia antica, arcaica, alla poesiamoderna, attuale, che non sarebbe stata possibile senza il lavoro di questi autori...
Riportiamo il sonetto Su sonajolu, dedicato a SIschiglia e ivi pubblicato negli anni 50:
Mizas de oltas, in sa pizzinnia/ brincaia pensende a tie solu:/
ti leaia da unu chizolu/ e in dunatteroru ti frundia./ Cando sas
baddes cun sa melodia/ mudaias, o ruzu sonajolu,/ non mi ndammento, ca su
disconsolu/ tat postu da-e meda in agonia./ Pero mammentas continuamente/ de
cuddantiga pinnetta a cubone/ (chi pariat piramide e sEgittu),/
candin sos seros de frearzu frittu/ a intra issa chissà canta zente/ animaiat
unu fogarone.
E, per chiudere, un richiamo diretto alla cara Baldedu, il piccolissimo angolo di mondo nella campagna di Chiaramonti cui tiu Ainzu, sicuramente, volse la mente e gli occhi del cuore nel giorno della sua dipartita :
ispinas longas e rosas
a mattuladas pienas...
Antonio Canalis
SAS TANCAS DE SU CHELU
Sas tancas de su chelu isconfinadas,
ite mannas
chi sunu: mi' sa luna
in
paragone ínsoro paret una
sìndria
furriada in mesu chelu.
Est frizida sa notte e-i su gelu
attrighinzit sas bamas fadigadas.
Est una notte fritta de frearzu,
simmai si nd'hat bidu atteras frittas:
sas tancas de, su chelu biaittas
sun bombittende astrau da-e sas benas,
ca sas
abbas arressas e serenas
sun
beladas e duras che-i sattarzu.
Non si pesat ne frina e ne sisia,
incantada, sa luna cun sarzola
est girende sas tancas sola sola
in mesu
a unu campu isconfinadu,
essere non s'intendet animadu
chi movat innu sutta sa 'iddia.
Aradu non bi nd'hat ne messadorza
istanotte in sas tancas de su chelu
e ne mancu si notat unu velu
ne làcanas ne muros de tramesu:
est unu padru mannu estesu estesu,
tottun immensa,infnita cunsorza.
In cussas tancas den esser
in festa
ca b' est sa luna cun s'arzolat manna
sas istellas che gìaos in sa gianna
sun sìzidas appare o, poi b'hada
unu trainu a piena falada
chi rujat de su chelu sa foresta.
Ite bellas chi sunu cussas tancas,
mancari chi su frittu siat grae
no lu turbat su risu de cuddae
chi tenen in sas laras sas istallas
ca sun che nie càndidas e bellas,
incantadoras,lùzzigas,biancas.
Ma su frittu est troppu: ah, est biancu
su logu,
paret covacadu e nie!
Si sighit goi fina fagher die
sos terrinos den parrer de cimentu!
A ue trabentadu si est su
entu
chi no frusciat ne fozas movet mancu?