SCORCI E ANGOLI
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Durante le fasi di
progettazione e organizzazione di un lavoro devi tenere conto dei tempi e delle
metodologie da seguire per dare una certa razionalità all'insieme ma
soprattutto nella fase esecutiva per la sistemazione dei dati. Così, tre anni
fa avrei dovuto intraprendere questo percorso, che però, essendo il territorio
del comune di Chiaramonti assai vasto e composito per la flora, la fauna e
per il gran numero di siti archeologici di diverse epoche storiche, può dirsi
sia stato lui a determinare la scansione e i tempi più di quanto io non avessi
progettato a tavolino. Ho accettato di buon grado la situazione facendomi quasi
condurre per mano dal caso. Camminare, vagando per il territorio,
è
alquanto piacevole e rilassante allo stesso tempo: la sua orografia è varia e
composita:
colline dolci e sinuose a nord ovest,
picchi aspri e irti a
nord est; a mezzogiorno fitti boschi di querce e di lecci adagiati su manti di
fiori d'asfodelo e distese di color vermiglio e celeste dei fiori dei cisti e dei
lentischi.
A perdita d'occhio prati ricchi di
erbe varie e di piante
officinali che si insinuano tra crepe di rocce che il tempo ha modellato, ora dolcemente ora rudemente in forme vaghe, piacevoli e cangianti di
colori alle diverse ore del giorno, talora cupe e tristi,
con forme di fate e di gnomi che abitano il folto del bosco,
tra salti di torrenti ricchi di acque spumeggianti e fresche, che le
montagne restituiscono alla vallata per renderla fertile e ricca di alimenti per
gli armenti.
Qua e la, non distanti tra loro antiche vestigia di nuraghi, di
tanti nuraghi che ancora indomiti dopo tremila anni resistono all'inclemenza del
tempo e all'azione vandalica di sconsiderati ignoranti.
Essi sono testimoni di quelle
antiche popolazioni dei nostri progenitori, arditi nelle costruzioni ciclopiche
che emanano rispetto e sacralità al viandante, parchi nelle architetture che svettano al cielo
con armoniche fattezze.
E ancor prima nel tempo, le domus de janas, le tombe dei
protosardi di sei sette millenni fa, che ripropongono le case dei
vivi, dove i defunti tornavano al grembo della Madre terra coperti di ocra e
vicino le loro suppellettili. Oggi per la gente comune
esse sono le
case delle fate, abitate da evanescenti streghe non sempre buone, ma qualche
volta cattive, che la credenza popolare, faceva vivere dentro di esse, nel contesto di
lunghi racconti, tramandati oralmente dai più vecchi ai piccini, tutti attorno
al focolare.
E ancora le tombe dei giganti, a
pietre a taglio altre con pietre isodome con lastroni di copertura ciclopici,
talune con l'esedra altre senza.
Quasi sempre poco distanti dai nuraghi, che
considerato il grande numero di questi, si può pensare, che essendo sepolture
collettive, servissero certamente a più nuraghi e non solo ad uno. Non di rado
ci si ritrova davanti a un dolmen, ad un betilo, ad un menhir, ad una fortezza nuragica,
ad
un circolo cerimoniale prenuragico di grandi e piccole dimensioni o ancora ad un
tempietto tipo megaron greco.(cont.pag.9)
n.d.a.: le foto di questa pagina sono inserite casualmente nel testo e non si riferiscono ai siti trattati.