TOMBE IPOGEICHE

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Queste usanze così remote nella storia della Sardegna sono attestate durante l'Eneolitico, l'età  del bronzo e l'età nuragica; esse testimoniano che il popolo sardo si è molto preoccupato della sorte riservata ai defunti nell'oltretomba. La convinzione che non vi fosse soluzione di continuità fra il momento che precedeva e quello che seguiva il decesso e che lo spirito dei morti continuasse a risiedere nella tomba, dimostra soltanto la cura che si aveva nell'assicurargli ogni possibile conforto. 

               

          -tomba dei giganti di Corrales-                               -idolo cerimoniale-

Non è sufficiente custodirlo morto in un luogo più o meno sicuro, ma è anche indispensabile provvedere al mantenimento di un morto che nella tomba conservava gli stessi bisogni e gli stessi gusti che aveva prima sulla terra. Si metterà dunque a disposizione delle ombre che abitano nell'oscurità dei sepolcri del cibo e delle bevande come se di queste dovessero servirsene e provarne piacere.

                            

                   -idolo o amuleto per cerimonie-                     -oggetto votivo-

Verranno sotterrati vicino al morto gli strumenti che egli usava prima della morte, lucerne per farsi luce, un tegame per cuocersi il cibo, gli ornamenti che usava in vita e persino i suoi oggetti da toilette. 

Nel pieno sviluppo dell'Eneolitico e durante l'età del bronzo non si dimenticherà di aggiungervi le immagini della Dea Madre. Fautrice della riproduzione delle piante, degli animali e degli uomini. La Dea Madre è anche quella che presiede alla resurrezione dei morti. Seppellita nella tomba, la sua effigie regna sui Mani; essa non assicura loro soltanto un ombra di vita nelle tenebre sotterranee ma anche il ritorno della luce.

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