TRA STORIA E LEGGENDA

                         ATEROS CONTOS   ( da "Sos contos de foghile")             

pag.5                                                                                      LA STORIA

pag.1Sommario

"Terachedos Noos"

Duos proprietarios s'acciapaiana poi de ustadu a leare su friscu sutta un avure de figu cana. Pagu attesu a s'alvure de sa figu, b'aiada unu muntonarzu aue accudiana meda pizzinneddos iscurzos a faghere de bisonzu e poi s'intrateniana a giogare ciarrende allegros che cicciri.

Unu de sos proprietarios fit più riccu de s'ateru e finza più bonu cun sa povera zente chi andaiada a fagher linna in sa tanca suas. S'ateru fit riccu su matessi ma più pagu de su primu e più malu cun chie leaiada a trobagliare.

- Comente andamus Nigò?-

- Ene ene!!-

- Occannu s'incunza no este tantu ona!!-

- Sos pastores no ant ogadu tantu latte, e i sos messaios ant incunzadu pagu trigu.

Abbaidende sos pizzinnos iscurzos e sos piusu a culu nudu, su primu de sos proprietario cuncludidi:

- Como innanti nd'amusu aere de teracheddos noos, pro no mezzorare sas incunzas.

**************                             ****************                         ******************

"Peta e lentiza"

La sorte aveva voluto che due abitanti del tempo passato avessero le proprie case l'una vicina all'altra. L'uno dei due ricco e agiato poteva contare su una numerosa servitù che lavorava per lui sia nella casa di paese che nei possedimenti in campagna. Il secondo invece con famiglia numerosa  e con piccole proprietà lavorava sodo per procacciare gli alimenti per se e per la propria famiglia.

Alla sera si ritrovavano poco prospiciente le proprie abitazioni a prendere il tiepido sole di febbraio seduti su un muretto a secco al riparo di un venticello ancora invernale.

- E ite asa mandigadu oe Nigò?-   ( tr: che cosa hai mangiato oggi Nicò?).

- Sa teraca ma cottu unu bicculu 'e petta bella saborida; e tue?- (tr: la serva ha cucinato della carne saporita; e tu?).

- Deo apo mandigadu lentizza!!- (tr: io ho mangiato delle lenticchie.)

Quello che aveva mangiato la carne si guardava compiaciuto, e con gli occhi pungenti e un ghigno quasi beffardo biasimava il compare che non potendosi permettere la carne aveva consumato solo delle misere lenticchie.

Il secondo accusò il colpo e dopo qualche tempo guardando lontano in un punto indefinito dell'orizzonte sibilò all'amico:

- Oh Nigò a l'ischisi ite ti naro? Merda cago eo e merda cagas tue- (tr: Nicò sai cosa ti dico? Merda cago io e merda caghi anche tu).