TRA STORIA E LEGGENDA
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S'ispoglia noa
Quando mio padre Giovanni ventisettenne tornò congedato dall'ultimo conflitto mondiale, i tempi erano duri per tutti, ancor più per i poveri con famiglia numerosa. La guerra lo aveva tenuto lontano dalla famiglia per ben sette anni, e poche erano le volte che aveva potuto farvi visita. A Cagliari al comando generale ritirò il tanto sospirato congedo insieme ad un amico col quale avrebbe compiuto il viaggio di ritorno in famiglia. Con sacrificio era riuscito a mettere da parte una piccola somma con la quale avrebbe cercato di avviare qualche progetto nella vita civile che lo attendeva. L'amico, anche lui con una sommetta di danaro disponibile, gli propose di acquistare un taglio di stoffa col quale si avrebbero fatto fare un bell'abito per festeggiare il rientro a casa.
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mio padre Giovanni e amico |
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:-Aioh!! andhamus a su trapperi a nos fagher s'ispoglia-. (tr: su!!andiamo dal
sarto a farci fare un abito).
L' amico decise per un taglio classico, mentre lui accettò l'idea del sarto per
un taglio sportivo, per quei tempi una vera novità. Detto fatto completarono
con camicia e cravatta e per mio padre un bel paio di scarpe gialle. Il
rientro in paese, a dir poco, fu trionfale. Baci ed abbracci da parenti ed amici
ma anche semplici conoscenti che nel frattempo si erano assiepati sulla piazza
polverosa, dove qualche rara macchina sollevava nuvole bianche di polvere che si
adagiava su cose e persone senza che nessuno ci facesse caso. A casa le cose
furono ancora più sentite e tra baci e pianti gioia dai più grandi ai più
piccini, tutti avevano qualche domanda da proporti. In un angolo giaija Mureddu,
mia bisnonna minuta e dolce raccolta in una sedia, col rosario in mano che con
voce flebile ma sicura, invocò: - Fizu caru, non bi esses gai in giru, chi sa
zente ti criticat,.............pares un avvocadu!!!(tr:figlio caro, non andare
così conciato in giro perchè la gente ti criticherà: sembri un avvocato!!