TRA STORIA E LEGGENDA
pag.28
Quando si dice........... destino
Nell'ultima guerra, Cagliari fu tra le città sarde a subire tremendi bombardamenti da parte degli alleati poichè al suo porto vi arrivavano approvvigionamenti per le truppe di stanza a terra. Ciò nonostante in momenti di relativa calma i militi potevano godere di brevi permessi per una visita alle famiglie. Era il Natale del 1945 e Giuà e Farì insieme ad Antò, vennero in permesso a Chiaramonti da Cagliari dove erano arruolati con l'esercito. Portarono con loro piccole cose: qualcosa da mangiare, pietrine focaie, qualche povero indumento da recuperarci qualche vestito per i più piccoli. Al loro arrivo, baci e abbracci con i familiari e con i paesani che profittavano a chiedere notizie sulla guerra e sui loro cari. Si beveva del vino novello e da mangiare non mancavano gli insaccati che quasi ogni famiglia aveva per i lunghi inverni. Solo qualche giorno, e poi col calesse a Ploaghe per prendere il treno che li avrebbe riportati a Cagliari. Lungo il tragitto ancora con l'odore delle buone cose, e la malinconia per gli affetti appena lasciati, non lasciavano spazio allo sbatacchiare della tradotta militare piena di fanti e di pochi civili intristiti e cupi nei loro poveri fardelli quotidiani. Sbuffava e ansimava il locomotore nonostante i pochi vagoni al seguito. I fumi dell'alcool si mescolavano alle spezie degli insaccati e agli odori del fumo di sigari e alle folate di vento che portavano dentro agli scomparti gli odori del catrame e del petrolio, il tutto, incupito da sibilanti fischi che ti attraversavano il cervello richiamandoti alla cruda realtà della guerra. -"Oh Giuà!!!"- tuona Furì- "a nos frimmamus in Th**** in sue parentes mios?" -"Aioh!!" -conferma Giuà con sicurezza-. -" Eh no!!!" -ribatte Antò-" Deo mi c'ando a casemma"-
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Molti furono i chiaramontesi che persero la vita in guerra. |
| Nell'ultima guerra a Chiaramonti stazionarono delle truppe di soldati. | ![]() |
Presto detto, subito fatto; alla stazioncina di ******* si scende, e a piedi per un viottolo di campagna prima, un passaggio con un carretto poi, a trovare i parenti. Quello che viene dopo è una prosecuzione della festa iniziata a Chiaramonti: zii e cugini, altri parenti, alcuni, mai conosciuti, fanno a gara per averli come ospiti. L'ospite si sa è cosa sacra e come tale va riverito.Si organizza qualche ballo improvvisato, tra botti di vino e sedie di paglia senza fondo, tra suoni di organetto e voci in re orchestrate da improvvisati suonatori di chitarra con solo qualche corda. Passano le ore e i primi chiarori dell'alba d'un bianco irreale, fanno capolino tra le imposte sconquassate delle finestre. Durante la notte è caduta la neve, tanta neve da ritrovarsela all'altezza delle ginocchia. La festa che s'era assopita, riprende con un fervore inusuale. Presto ci si procura del caffè d'orzo, si mette qualcosa sotto i denti e si riprende con rinnovata lena a brindare, per l'occasione con del vino messo da parte per le occasioni. E la neve insieme a degli amici non è forse una buona occasione? La nuova bisbocciata trova i postumi della vecchia e i canti e i balli si arricchiscono di nuovi arrivati che di buon grado si mescolano alla comitiva. Intanto fuori, leggeri fiocchi di neve continuano ad ingrossare la coltre che si è adagiata in ogni dove. Un altro giorno è trascorso e poi ancora un altra notte che tiene lontano il ricordo della guerra, fino a che Tiu Antoni Maria, con la "tzamarra" e il perenne toscano serrato tra le labbra " a fogu a intro" raggomitolato su una sedia spagliata determina che è ormai tempo di smettere di bere e che il dovere di militari ci chiama per cui ci invita a partire immediatamente al sorgere del sole con un carretto trainato da un ronzino quasi incartapecorito che ci avrebbe accompagnato alla vicina stazione e che il compare aveva nel contempo bardato e preparato. Arduo l'arrivo alla stazioncina di ******* tra sentieri scomparsi per la copiosa nevicata, ma che non sparivano all'occhio esperto del carrettiere. Altrettanto difficile il raggiungimento di Cagliari e dell'accampamento, oltremodo affannosa per ogni dove la ricerca dei nostri commilitoni, che erano stati imbarcati per rafforzare le difese costiere di Anzio e Nettuno. Fummo accorpati provvisoriamente in una compagnia di servizio ad Elmas, dove presto giunse notizia dell'ecatombe ad Anzio e Nettuno dove era sbarcato l'esercito alleato. Antò vi morì con altre migliaia di nostri commilitoni, ed ad altri amici di Chiaramonti che forse ancora ci guardano da lassù.