TRA STORIA E LEGGENDA
Fuori
i Comunist
Era il periodo del papato di papa Roncalli, Giovanni XXIII°
nei primi anni sessanta.
A Chiaramonti, come in tanti altri paesi del circondario, si costituivano più o
meno spontaneamente, delle confraternite che vedevano impegnate nel ruolo delle
persone, le più disparate. In uno di quegli anni verso il mese di Dicembre
moriva una persona A.M, avanti con gli anni e presto per il paese si
diffondevano i rintocchi a morto delle campane della parrocchiale di San Matteo.
La sera del funerale, di buon ora, ma dopo una seppure breve visita a “su
buttighinu”, gli appartenenti alle confraternite si recavano in chiesa per
indossare gli abiti di appartenenza: così gli uomini come le donne che pure
avevano i loro ordini di consorelle. Alcune di queste ( tia Maria S, tia
Cischeddha T e Giuanna S) col nastro di appartenenza dell’ordine, stavano
sedute sui banchi “sutta e sa trona”e, in silenzio recitavano il rosario,
ognuna assorta in sé. Solitamente il cigolio
della porta della bussola all’entrata avvertiva l’ingresso di altre
persone. Talvolta i rumori dei passi, delle cadenze e delle direzioni verso le
bancate il più delle volte servivano a identificarle
pur senza vederle. Altre volte i
rumori si accompagnavano con gli odori di forte tabacco e di vino intrisi negli
abiti, nei lunghi baffi e barbe ingiallite dei bevitori che pure appartenevano
alle diverse confraternite.
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La partecipazione alla vita sociale e religiosa era particolarmente sentita nella popolazione bisognosa di punti di riferimento sicuri. |
| In paese c'erano delle
confraternite: le consorelle (sas cussorres) donne e (sos cufrades) uomini. |
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Tiu Brot e tiu Giuà si recarono dietro l’altare dove potevano indossare il saio senza essere visti dagli astanti che piano piano prendevano posto in chiesa. Don Det intanto dava gli ultimi avvertimenti ai chierichetti e con occhio indagatore scorreva qua e là per le bancate. Con noncuranza si avvicinò a tiu Brot e gli sussurrò qualcosa all’orecchio. Immediatamente con cipiglio questi si recò immediatamente dietro l’altare da cui ne uscì abbastanza infuriato incrociando lo sguardo dell’amico che rimase seduto e si allontanò all’uscita. L’episodio non sfuggì a nessuno tanto meno alle consorelle. La più anziana di queste chiese delucidazioni al Don il quale rispose che tiu Brot nella settimana dedicata alle anime si era sempre assentato preferendo rimanere “a su buttighinu” con gli amici. E poi è comunista.La consorella azzardò che considerata la situazione e la presenza di altre persone, il Don avrebbe potuto soprassedere. Anche Giuà la più giovane, fece osservare che papa Giovanni, visto in TV, negli apparecchi ancora rari nel paese, nella sua omelia domenicale, aveva predicato la fratellanza tra i popoli senza distinzione alcuna, tanto meno quella politica. Il Don ancor più esacerbato rispose se per caso anche la giovane consorella non fosse anche lei comunista. Questa con tono basso, ma pacato e sicuro, obbiettò che il messaggio del papa era chiaro e semplice, mentre il “suo” parlare era prepotente e ingiusto. Molti giovani in quegli anni impegnati nelle funzioni religiose si allontanarono dalla chiesa ma soprattutto dalla figura del Don che, rimase in amicizia con poche persone esercitando comunque il “suo potere”spesso in negativo, sui chiaramontesi, stante la sua amicizia con qualche onorevole democristiano . Molti di questi giovani, non dimenticando i principi di fratellanza e tolleranza assunti in chiesa, militano ancora oggi nei partiti della sinistra e si distinguono per essere delle brave persone con sani principi e buoni comportamenti che, certamente non sono ad appannaggio esclusivo di chi va in chiesa. Anzi.