TRA STORIA E LEGGENDA

pag.4                                                                                                          LA STORIA


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Sommario                                                                                                    

                     Tratto da "Sos contos de foghile"

                               Amore nuragico


Muhr e Lehar:
.............Quella notte per Muhr, fu davvero inquieta. Non riusciva a dormire, a capire, come mai Lehar dopo averlo intravisto come tante altre volte, ed avergli sorriso, fuggì via veloce scomparendo fra i cisti e i lentischi, come un cinghiale braccato dai segugi.

I capelli arruffati di Lehar, neri e corvini, richiamavano in Muhr pensieri giocosi e intriganti. Non poteva dimenticare quella volta alla regia di Ui, dove erano andati a prendere in sposa Loth, per il fratello maggiore Ruha. Quella volta Lehar gli aveva sorriso, e in un angolo della camera centrale della torre principale del nuraghe Ui appena rischiarata da un languido fuoco di radici di erica l'aveva sfiorata un attimo. Essa si era appoggiata dolcemente sull'anca premendolo contro il muro, mentre gli anziani confabulavano contrattando il futuro matrimonio.

Quegli attimi restarono impressi nella mente di Muhr come le orme della selvaggina sull'argilla dopo la pioggia e che era abituato a seguire fino alla tana.

Così dalla porta rivolta a nord del nuraghe del proprio clan, i pensieri di Muhr a guardia del nuraghe, vagavano su in alto fino alla stella polare.

I vecchi gli avevano raccontato che essa indicava la direzione da seguire per il "monte Attalzu" dove ogni tanto, insieme al capo Holh e al fratello maggiore Ruha  si recavano a prendere manufatti di selce dura e punte di frecce, che barattavano con alimenti vari, carne e granaglie insieme a qualche ciotola di terracotta.

E si che loro cacciavano facilmente porci selvatici e mufloni, conigli e volatili di cui il loro territorio era molto ricco, ma grande era la quantità pretesa come scambio dagli artigiani e dal sacerdote che presiedeva allo scambio, proprio in cima al monte dentro il grande cerchio cerimoniale.

Muhr non si sarebbe mai recato a "monte attalzu" durante le tenebre. Il buio gli incuteva timore e ogni più piccolo fruscio gli faceva partire una fitta strana lungo la schiena fino al cervello.

Come faceva Holh a trovare quei luoghi durante il giorno, quando la luce del sole accecante nascondeva  quella della stella polare. Aveva notato che il vecchio, prima di incamminarsi, alzava le braccia guardando in avanti e indicando con la mano destra i bagliori dell'alba e si muoveva in direzione frontale quasi seguendo un muto richiamo verso il "monte Attalzu".

Così assorto nei propri pensieri quasi non si accorse dei bagliori lontani, poi sempre più vicini, che gli sconvolsero ancora di più l'animo mettendolo in una situazione ingarbugliata della quale non riusciva  più a districarsi.

Quello era il segnale di allarme convenuto tra la tribù dei Cadh.

Un attacco di nemici nel cuore della notte aveva coinvolto il vecchio capo tribù Bah che difendendosi strenuamente aveva respinto gli assalitori, ma una forte mazzata in testa gli aveva fatto perdere i sensi ed era morto poco dopo in una pozza di sangue.

L'indomani all'ora che si alza il sole e il cerchio infuocato risplende all'interno dei due stipiti sormontati dalla grande pietra trasversale della tomba di "Corrales", s'iniziò la cerimonia di inumazione.

Horah, il sacerdote presiedeva invocando e gestualizzando in direzione del sole qualcosa di strano ma sicuramente di effetto perchè Muhr si scoprì a piangere. Il cuore gli batteva così forte da sentirlo dentro le orecchie. Egli era dispiaciuto della morte di Bah, ma in fondo Moohor, suo amico, figlio di Bah, pur triste per la mancanza del vecchio padre era felice di prendere il comando della tribù dei Cadh.

Le grandi pietre di "Corrales" sovrastavano la folla  che muta attorniava, ognuno i propri capi tribù, giunti da luoghi anche lontani per rendere l'ultimo omaggio a Bah.

In fondo, giù nel pendio in mezzo a dei guerrieri, una femmina. I capelli arruffati sul viso olivastro, e i grandi occhi neri; erano quelli di Lehar. Presto furono vicini. Lehar sorrise a Muhr che si appoggiò contro l'anca e l'avvolse dolcemente con la grande pelliccia, mentre la brina a grandi rivoli cominciava a colare nella terra arsa dal calore dei primi caldi primaverili.

Sentiva una dolce sensazione con Lehar così vicino e con gli occhi umidi di lacrime rivolse l'ultimo saluto a Bah che varcava le tre grandi pietre di "Corrales" che guardavano il sorgere del sole.