a1su-juale.jpg (21654 byte)
Quando si faceva o meglio si costituiva un nuovo giogo di Buoi “su Ju” e venivano giunti per la prima volta si diceva una sorta di “benedizione”, che nella sua essenza conteneva concetti di abbondanza e benessere, riferiti al giogo stesso, ai raccolti che questo col suo lavoro avrebbe contribuito ad ottenere, e all’intera famiglia proprietaria dello stesso. Se un giogo si rompeva o per altri motivi veniva dismesso per costruirne uno nuovo, quello vecchio non doveva assolutamente essere bruciato, causa di maledizioni a tutta la famiglia. Doveva invece essere messo da parte a marcire, da solo, sotto l’azione degli agenti atmosferici, in modo che “naturalmente invecchiando e decomponendosi tornasse come materia organica alla terra, che tanto tempo prima, come pianta lo aveva generato”. 

a1giualeddu.jpg (6688 byte)
Su giualeddu. (da una testimonianza vera di S.G, 83 anni, chiaramontese)

 

Alcuni anni fa il sottoscritto dopo aver appreso e sentito diversi racconti di persone anziane chiaramontesi e non, trovandosi nella situazione di dover assistere un familiare “ de intradura”, e dopo aver consultato  i familiari dell’ammalato, si fece costruire “unu giualeddu” da un amico artigiano, che venne utilizzato allo scopo, che più avanti verrà descritto.

attittu.jpg (9263 byte)
Dolidoras e Attitadoras >>>>>>

attittu2.jpg (8097 byte)

Quando capitava la situazione di una persona ammalata che stava per morire, e la stessa si dibatteva tra atroci dolori, si usava prendere un pezzo del giogo dismesso, oppure una piccola copia dello stesso eseguita su semplice tavola oppure su una canna, e mettere l’oggetto sotto il guanciale del moribondo agonizzante per alleviarne il dolore affrettandone la morte. Una dolce morte dunque fatta di umanità da parte dei parenti che vedevano al contempo diminuito anche i loro disappunto,non potendo lenire le sofferenze del congiunto. Si dice che taluno si potesse trovare in quella situazione nel caso che durante la sua vita avesse bruciato o usato male il giogo.

 

 

carro-a-buoi.jpg (5672 byte)

Da evidenziare il carattere di sacralità utilizzato nell’augurio di costituzione del nuovo giogo, dell’unione e della forza insieme che avrebbero alleviato la fatica del lavoro di tutta la famiglia, aumentando nel contempo la capacità di produzione del raccolto e conseguentemente del benessere, in generale di tutti.  

a1agabbadora.jpg (8640 byte)


Nel museo etnografico “Galluras” c’è l’ultimo malteddhu, così si chiama in lurese il martello della femina agabbadòra.Lo custodisce gelosamente Pier Giacomo Pala, ideatore ed proprietario del museo.

Altre pratiche magiche dovevano essere comunissimre in molti paesi della Sardegna,ben lo sapeva il Licheriil quale nella predica che fa a San Mauro di Sorgono, tra gli altri errori in cui la gente incorreva spesso per ignoranza denuncia anche la pratica magica de sa pippia (puppija)con questi versi.....
Sa pessone interrada siat senza maijas....Queste figurine date al defunto erano minuscole e venivano nascoste sotto la sua schiena oppure sotto le ascelle. Una consuetudine che viene da tempi lontani, quasi certamente dal periodo neolitico viste le venerette di tipo cicladico e anatolico rinvenute nelle tombe sarde, una consuetudine che non è mai venuta meno e che sotterraneamente si è sempre portata avanti anche in periodi cristiano, giungendo in molti casi fino ai nostri giorni.
Da "Ho visto agire s'accabadora" di Dolores Turchi.Edizioni IRIS

a1mazuccu.jpg (8204 byte)
Su mazuccu,usato nel nostro centro, fino a poco tempo fa per sgranare cereali e leguminose: può avere una attinenza con quello usato per praticare l'eutanasi
a sarda?

 


L’argomento del martello è stato trattato più volte da antropologi e studiosi di tradizioni popolari.
Uno dei primi a parlarne è Vittorio Angius nel 1832; Zenodoto cita Eschilo che parla delle usanze di una colonia cartaginese in Sardegna: usanze che prevedono il sacrificio degli anziani. Giovanni Lilliu parla della rupe babaieca a Gairo, dove venivano soppressi gli anziani e i malati. Il martello che in Gallura viene chiamato mazzolu ha un corrispondente nel Nuorese, dove viene indicato come mazzoccu, e in Campidano dove invece si usava il termine mazzocca.