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Eravamo
da poco tornati dalla guerra. Sette lunghissimi anni lontani da casa, sottoposti a ogni
sorta di pericolo che lultimo conflitto mondiale rappresentò per chi vi prese
parte, ma anche per chi restò a casa. A dire la verità non eravamo nemmeno tanto
informati di chi erano i nostri nemici e chi effettivamente fossero i nostri alleati.
Molti come me provenivano dalla campagna con un basso grado di scolarizzazione, per questo
motivo tendevamo le orecchie a tutte le informazioni che potevamo rilevare. In italiano
naturalmente, una lingua per la quale eravamo poco avvezzi, anche se c'è da dire che
paragonati ad altri commilitoni di diverse regioni italiane non sfiguravamo per niente.
Chi era rimasto a casa perché era vecchio o bambino, ma più di tutti le donne, aveva
sopperito alle esigenze della famiglia giacché noi giovani eravamo partiti al fronte. Un
po qui un po là, lungo lo stivale: dal confine francese a nord, a Napoli al
sud. Poi a Cagliari insieme ai tedeschi contro gli americani, lesercito alleato si
diceva, incomprensibile per noi contadini, lappartenenza chissà a quale nazione,
poi contro i tedeschi insieme agli americani. Riportammo a casa come si dice la pelle, e
leuforia di rivedere parenti e amici era incontenibile. Bastava un fiasco di vino
ei su sonu o una chiterra a sa sarda, ei sa festa fit fatta. ![]()
Eravamo tornati dalla guerra fiaccati e smagriti, ma con tanta voglia di fare. Quasi tutti possedevamo un piccolo appezzamento di terreno, o meglio per così dire la vigna sa inza che però non davano sicurezza alimentare alla famiglia. Ogni pochi giorni il presidente della Cooperativa Agricola Pizente Budroni ci riuniva, in attesa che sindividuassero dei pezzi di terreno da prendere in affitto, con le garanzie non so bene se derivassero dal comune o dallo stato, perché quanto prima si procedesse allassegnazione dei lotti. I ricchi sempre opportunisti
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