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Contos de foghile>>>

                                                                              16 e 17 de Bennarzu, Sant'Antoni de su fogu
Tra i racconti di mio padre e mia madre, alcune notizie circa la festa di Sant’Antonio Abate che ricorre il 16 e il 17 di Gennaio.

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A Chiaramonti, raccontavano i genitori, non si faceva una festa vera e propria ma il tutto si riconduceva a un grande fuoco, o vari focolari nei rioni di appartenenza all'interno dell'abitato, che era propiziatorio per una buona annata agraria. Ci si vestiva a trabulatzones, con rare maschere, indossando abiti vecchi lisi e sdruciti la maggior parte, spesso indumenti femminili. I fuochi composti di legna da ardere, ciocchi (coighinas e alluminzu) alla base e di minore taglio (fascias) man mano che si alzava il mucchio, erano al centro della piazza, mentre le persone grandi e piccole gli ruotavano attorno presi da una sorta di vivacità enfatica, e di gioia coinvolgente, a tratti sciamanica prodotta dalle enormi quantità di vino novello (mustatzolu) che, abbondava nella maggior parte delle case. Dunque un fuoco che, bruciasse le difficoltà trascorse e potesse annunciare una annata ricca di sementi e di grandi mandrie di animali in ricchi pascoli. Una cosa la ricordo bene che in quel giorno importante (nodidu), nel caminetto di casa trovava alloggio un ciocco bello e grosso, che si era preparato nel periodo estivo-autunnale proprio per manifestazioni di una certa importanza. Si cucinavano pasta e fagioli, lenticchie e ceci con abbondante presenza di carne derivante dall’uccisione del maiale posto all’ingrasso. Nel frattempo mia madre, preparava abbondanti quantità di brace, che io e mio fratello portavamo nelle case delle vecchiette che abitavano vicine e che, non avendo il caminetto accendevano il carbone nei bracieri compensandoci con profumati fichi secchi, prugne secche e mandorle (cariga, prunarda e mendula). Piccoli resti di carboni e brace ancora accese erano portate in tutti gli ambienti della casa e, molto importante presso il ricovero degli animali, perché la tradizione popolare attribuiva a tale pratica proprietà taumaturgica e apotropaica per scacciare malattie e spiriti cattivi.

La festa pare proseguisse cantando e ballando esorcizzando il maltempo e la cattiva stagione augurando tempi migliori a se stessi e alle proprie famiglie. Un rito che mescola la devozione cristiana ad antiche tradizioni pagane (sincretismo religioso). Di certo una vecchia tradizione che i nostri antenati facevano da migliaia di anni e che in seguito la tradizione cristiana inglobò tra le sue feste sacre dedicando la giornata a San Antonio! Le maschere e i trabulatzones erano l’anticipazione del carnevale oramai alle porte e, con la fine di esso l’arrivo della buona stagione e dell’abbondanza.